★★★★☆
Questo libro è abbastanza controverso. Personalmente l’ho trovato lento, ma con uno scopo. Il racconto di fatti apparentemente scollegati e il soffermarsi su dettagli quasi inutili ti lascia il tempo di comprendere le meccaniche di una cittadina di provincia in cui il tempo scorre lentamente. Tutto ruota attorno al mistero della scomparsa di Nola Kellergan; cercando di risolverlo si alza sempre di più il velo di ipocrisia della cittadina e, in parallelo dei personaggi principali Harry Quebert e Marcus Goldman. Nulla è come sembra.
I capitoli sono relativamente brevi e si alternano parti quasi ripetitive a parti che ti agganciano, spingendoti a leggere più capitoli di quanto avessi preventivato. I dialoghi poco realistici contribuiscono al senso di teatrino e finzione che permea la narrazione che restituisce nella lettura un senso costante di “c’è qualcosa che non va”. Voglio pensare che questa sia una scelta fatta di proposito e non una carenza di qualità di per sè. I colpi di scena non mancano, ma i depistaggi sono abbastanza telefonati e arrivati alla prima risoluzione del caso, risulta abbastanza chiaro chi siano i veri colpevoli, soprattuto perchè ormai è chiaro che tutti portano una maschera. In primis Goldman “il formidabile”, smascherato da Quebert (favore che gli tornerà indietro a fine romanzo). Parlando di questo personaggio è doveroso parlare della controversia di un dei temi centrali del libro: la relazione tra il trentenne Harry e la quindicenne Nola. È irritnate e immorale la visione degli altri personaggi che si divide tra “è totalmente disgustoso” e “ma sembrava grande, era bella, una botta gliela avrei data pure io”. Lo stesso Goldman finisce per giustificare Harry sostenendo che fosse genuinamente innamorato. Ma come può un trentenne innamorarsi di una quindicenne? Il quadro restituito dai dialoghi e dalle azioni di Harry rivela la sua immaturità e falsità. Davanti alla cittadina e agli studenti (Marcus in primis) si attegia a scrittore affermato e saggio, mentre le scene con Nola (e il segreto riguardante “Le origini del male” che si porta dietro dal giorno della sua scomparsa) rivelano una persona profondamente immatura (i dialoghi tra i due sembrano bigliettini d’amore passati sotto al banco alle medie), che annaspa per restituire un’immagine di sè a cui aspira, ma che non riesce a raggiungere. Nola diventa dunque un oggetto di osessione più che la protagonista di una storia di amore intrecciata a un mistero. Ossessione di più personaggi adulti, tutti chiaramente problematici in modi diversi. Penso che la parte più controversa non sia tanto la narrazione di una relazione immorale, ma l’atteggiamento positivo di Marcus, che è sempre disposto a perdonare Harry: lo perdona per essere un pedofilo e lo perdona anche per essere un ladro. Infatti, invece di sbugiardalo, fa pubblicare il libro che aveva scritto nell’estate della scomparsa sotto il nome di Luther, a cui Quebert aveva rubato il bestseller “Le origini del male”. Tirando le somme, direi che il tema centrale del romanzo sia l’ipocrisia (di Marcus, di Harry e di tutta la cittadina).
È un libro che consiglirei a chi non ha fretta ed è pronto a leggere qualche pagina che può essere considerta superflua. Si tratta di un thriller lungo, a incastri, con personaggi “sporchi”. Tuttavia, è un libro che funziona solo a patto di accettare il tono e certe scelte controverse (soprattutto riguardanti il tema pedofilia). È un libro che intrattiene e a tratti repelle. Non lo consiglierei a chi cerca realismo o un ritmo serrato (per quanto il taglio giornalistico del titolo possa trarre in inganno).